PASTRONE!

Regia di Lorenzo De Nicola

Genere: BIOGRAFICO2019

LA STORIA DI GIOVANNI PASTRONE

Il ritrovamento di un manoscritto autobiografico di Giovanni Pastrone, regista del cinema muto italiano, spingono un ricercatore a mettersi di nuovo sulle sue tracce facendo emergere una stupefacente nuova versione dei fatti.

Dopo aver dominato il cinema delle origini, Pastrone si trasforma in un medico autodidatta, dedicando il resto della vita all’ancestrale lotta dell’uomo contro la morte. Il documentario è la riscoperta di un emblematico esponente del ‘900 e la storia del suo più grande insuccesso.

Recensione by MyMovies

 


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CHUCK NORRIS VS COMMUNISM

Regia di Ilinca Calugareanu

Genere: documentario2015

CONTRABBANDO DEGLI EROI DEL CINEMA

Negli anni Ottanta, sotto il regime di Nicolae Ceausescu, i romeni soffrivano di scarso accesso alle merci straniere nonché di un blackout di informazioni, dal momento che i burocrati comunisti dovevano garantire la purezza ideologica.

Tuttavia, grazie al contrabbando di VHS doppiate, la gente è riuscita ad avere un assaggio del mondo occidentale e degli eroi del cinema come Jean -Claude Van Damme, Sylvester Stallone e Chuck Norris.

Recensione by MyMovies

 


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L’OCCHIO DI VETRO

Regia di Duccio Chiarini

Genere: documentario2020

IL RACCONTO DI UN VIAGGIO NEL TEMPO E NELLA MEMORIA, ALLA RICERCA DEL PASSATO FASCISTA DI UNA FAMIGLIA

Alla morte della nonna Liliana, il regista pisano Duccio Chiarini ripercorre il passato fascista della sua famiglia con un viaggio fisico e insieme spirituale alla ricerca delle proprie radici. Servendosi di fotografie, documenti, lettere, cimeli e del diario del prozio Ferruccio, adolescente che aderì alla Repubblica di Salò, Chiarini racconta la storia del bisnonno Giuseppe Razzini, tornato a casa dalla Grande guerra con un occhio di vetro e entusiasta fascista della prima ora, e dei figli Liliana, Ferruccio e Maria Grazia, i primi due convinti seguaci di Mussolini, l’ultimata sposata con un antifascista. Qual era il rapporto fra queste persone? E perché i Razzini fecero calare una cappa di silenzio sugli anni della guerra, divisi dalla fede politica ma legati dall’affetto?

Dopo Hit the Road, nonna, Chiarini indaga un altro aspetto della sua complessa e affascinante storia familiare, trasformando dolorose vicende private nel riflesso di una storia tutta italiana.

L’occhio di vetro è la versione cinematografica italiana del graphic novel tedesco-americano “Heimat” di Nora Krug (Einaudi Stile libero): un percorso di analisi che affronta le domande irrisolte di una famiglia e prova a cercare risposte per una nazione intera. Là è la vicenda di una famiglia forse complice del regime nazista; qui l’adesione al fascismo e alla Repubblica di Salò da parte di uomini e donne che nascosero poi in decenni di reticenze e silenzi il loro disappunto o il loro dolore.

La storia dei pisani Razzini, ramo materno della famiglia di Duccio Chiarini, è la storia di un Paese che non hai mai completamente fatto i conti col passato e che in nome della serenità e dell’affetto ha preferito tacere sia il peso di una sconfitta, sia la rivalsa di chi finì per prevalere.

Sincero, curioso, amorevole, fragile nonostante il fisico da omone, Chiarini rende pubblico un tormento che lo anima fin dall’adolescenza, da quando per la prima volta venne a conoscenza del legame dei bisnonni, dei nonni e del prozio con la parola “fascista”: chiede difficili spiegazioni ai testimoni ancora in vita; raccoglie fotografie e documenti; parte coi genitori alla volta del Lago di Garda e del Lago di Iseo, dove durante gli ultimi anni di guerra vissero rispettivamente la parte di famiglia convinta sostenitrice del Duce e la parte che aderì invece alla guerra partigiana (un altro prozio di Chiarini, Giorgio Piovani, fu poi scrittore premio Viareggio e senatore del PCI).

Recensione by Roberto Manassero (MyMovies)

 


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ALLONS ENFANTS – La Trosieme Guerre

Regia di Giovanni Aloi

Genere: drammatico2021

Un film con:

  • Anthony Bajon
  • Karim Leklou
  • Leïla Bekhti
  • Arthur Verret
  • Jonas Dina

UN OTTIMO ESORDIO CHE RIFLETTE SULLE IMMAGINI DI UNA SOCIETÀ MILITARIZZATA

Léo è un militare francese appena uscito dal corso di addestramento. Viene assegnato a una caserma parigina da dove ogni giorno partono missioni di pattuglia e sorveglianza sulle strade della capitale, a difesa di obiettivi sensibili. Tra i suoi commilitoni Léo lega soprattutto con Hicham, che millanta un’esperienza forse non veritiera, e con Coline, taciturna capo pattuglia che attende una promozione e cerca di nascondere una gravidanza. Composto di giovani uomini educati nel culto dell’azione, il reparto vive i ripetitivi e noiosi incarichi di sorveglianza con una certa tensione che non tarderà ad esplodere.

Italiano ma residente in Francia, il regista Giovanni Aloi fa il suo esordio nel lungometraggio andando a esplorare l’universo di paure e responsabilità che si nasconde dietro la facciata di un’immagine ormai normalizzata per tutti noi: quella di un gruppo di soldati schierati in assetto da guerra su una strada cittadina che in guerra non è, almeno nel senso più tradizionale della parola.

Allons enfants è un’atmosferica riflessione psicologica che Aloi tiene in equilibrio sul filo del rasoio che separa il pericolo dalla paranoia.

L’intero film è costruito come un controcampo concettuale al punto di vista del pubblico: cosa vedono gli occhi di questi militari in attesa, mentre la vita dei cittadini scorre ignara? Come si distinguono le minacce reali dai pericoli immaginati? Aloi usa l’iconografia bellica – le armi, le attrezzature, la pressione psicologica che tormenta i soldati – come chiave ritmica svuotata di senso, andando a sfiorare il terreno battuto, certo in modo più astratto e profondo, da Claire Denis in Beau Travail.

Invece di un luogo altro della Legione straniera, però, Allons enfants necessita del cuore pulsante di Parigi come arena su cui mandare in corto circuito i riferimenti di Léo (a cui presta il volto Anthony Bajon, in una prova che mescola infantilità morbida e durezza performativa), risultando anche un ritratto di una città che come poche altre è stata alterata negli ultimi anni dalla presenza del terrorismo prima e da tensioni sociali interne poi.

Non a caso la presenza dell’esercito nelle strade viene costantemente misurata nel film in confronto alla polizia. La prima scandaglia il mondo in cerca del non visibile, la seconda arriva ad arginare solo il tangibile; forze in conflitto che gareggiano per il controllo della città, fino a un intenso terzo atto ambientato durante una manifestazione che metterà l’una direttamente contro l’altra.

Recensione by Tommaso Tocci (MyMovies)

 


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EUROPA

Regia di Haider Rashid

Genere: drammatico2021

Un film con:

  • Adam Ali
  • Svetla Yancheva
  • Pietro Ciciriello
  • Mohamed Zouaoui
  • Michael Sega

UN VIAGGIO POLISENSORIALE CHE IMMERGE LO SPETTATORE NELL’ESPERIENZA CONCRETA DELLA MIGRAZIONE

Un ragazzo iracheno cerca di attraversare il confine fra la Turchia e la Bulgaria per raggiungere l’Europa, ma viene immediatamente fermato da quelle forze di polizia di frontiera che spesso si alleano alla criminalità organizzata. Dunque il ragazzo fugge attraverso i boschi, cercando di rimanere vivo.

Europa, scritto e diretto dal figlio di un immigrato iracheno e una madre italiana, racconta l’esperienza della migrazione facendoci provare a livello polisensoriale che cosa voglia dire affrontare quel viaggio, non in astratto ma nella concretezza immediata del qui e ora: come succede ogni giorno ai migranti.

Haider Rashid azzera qualunque distanza fra lo spettatore e il suo protagonista gettandoci dentro un’esperienza immersiva epidermica: sentiamo il caldo, la fame, la stanchezza, e soprattutto il terrore così come li avverte il ragazzo ridotto a nutrirsi di bacche e uova trovate per caso, con la suola delle scarpe tagliata a metà e le ferite inferte dalla natura e dagli uomini. I nemici compaiono all’improvviso davanti ai suoi e ai nostri occhi, e sono nemici senza identità, corpi armati senza nome.

Anche i cadaveri che incontra lungo il suo percorso appaiono a sorpresa, costanti memento mori per un ragazzo che va avanti con la sola forza della disperazione. Forse l’incontro più straniante rimane quello con una donna che carica il ragazzo in macchina parlandogli in una lingua sconosciuta e reagisce a lui con un misto di empatia e di orrore.

Cinematograficamente, l’esperienza di Europa ricorda quella di Garage Olimpo o de Il figlio di Saul: un percorso a ostacoli attraverso un inferno che percepiamo con tutti i cinque sensi.

È quasi un film muto, se si eccettuano i suoni del respiro affannoso del protagonista e degli spari che ogni tanto squarciano il silenzio del bosco. Il protagonista, pur nella sua naiveté, risulta credibile e suscita istantanea empatia, sia per la sua giovane età sia per la condizione di totale straniamento in cui si trova, che Rashid ci spinge a condividere attraverso una regia costantemente aderente al momento e appiccicata al suo personaggio.

Recensione by Paola Casella (MyMovies)

EVENT BONUS

Prima del film sarà proiettato il corto “Terapia agile” di Bruno Ugioli.

In collaborazione con l’Associazione FUORI CAMPO.

 


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POSITIVƏ – 40 ANNI DI HIV IN ITALIA

Regia di Alessandro Redaelli

Genere: documentario2021

UNA GENERAZIONE CHE NON VUOLE PIÙ NASCONDERSI

A 40 anni di distanza dalla comparsa dell’HIV “Positive” racconta la vita di una nuova generazione di sieropositivi, che non vuole più nascondersi.

Simone, Daphne, Gabriele e Daria hanno vite e personalità completamente diverse. Simone fa il personal trainer, Daphne è una drag queen, Gabriele è un assicuratore con un figlio piccolo e Daria è una mamma che lavora in una azienda farmaceutica.

Le loro storie hanno un unico comune denominatore: sono le storie di quattro giovani sieropositivi che si raccontano senza tabù, e, per la prima volta in Italia, senza un blur che nasconde loro il viso. In “Positive” ci fanno entrare nelle loro vite quotidiane prima di intraprendere un viaggio on the road che li farà incontrare per la prima volta e li porterà lontano, verso una spiaggia.

Solo allora si tufferanno nel mare, per annegare simbolicamente lo stigma che li ha accompagnati per 40 anni. Se oggi Simone, Daphne, Gabriele e Daria affrontano lo stigma a volto scoperto il merito è di chi venuto prima di loro.

Per questo la narrazione sarà accompagnata da immagini di repertorio esclusive e testimonianze di chi questi 40 di HIV li ha vissuti sulla propria pelle, tra volti noti (Oliviero Toscani, Loredana Berté, Jo Squillo, Jonathan Bazzi), esperti ed avvenimenti divenuti iconici nell’immaginario popolare italiano.

Recensione by MyMovies

 


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Per informazioni ed esigenze speciali: infoeventi@larteficio.com

 

 

 


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IO RESTO

Regia di Michele Aiello

Genere: documentario2021

LA TESTIMONIANZA LUCIDA E PARTECIPATA DELLA BATTAGLIA DI BRESCIA (E DEI SUOI SANITARI) CONTRO IL COVID-19

Brescia, marzo 2020. Michele Aiello ci introduce nell’ospedale cittadino per mostrarci dall’interno quanto accade tra le mura di un luogo in cui si tenta di salvare chi è stato colpito in modo severo dal Covid affrontando con professionalità ed umanità la pandemia.

Presentato al Festival del documentario di Nyon e al Biografilm Festival di Bologna il film di Aiello si aggiunge ora ai già numerosi documentari che si sono occupati dei momenti più gravi della pandemia.

Questo, insieme al fatto che il senso di overdose da informazioni sul Covid sta ormai pervadendo un po’ tutti, rischia di penalizzarlo nella sua uscita in sala. A settembre 2021 un documentario come il suo potrebbe finire con il diventare di focale interesse per chi ha vissuto l’infausta esperienza in loco (cioè a Brescia) oppure come documento da consegnare agli archivi storico-sociali per riflettere in un futuro su quanto accaduto nel 2020 in Italia e nel mondo e su come si è operato per contrastare la pandemia.

Ciò nonostante le indubbie qualità di un’opera che si è assunta, anche sul piano della struttura narrativa, dei rischi con la consapevolezza del metodo per superarli. Perché Aiello decide di non far uso né di voce narrante né di uno o più personaggi o situazioni a cui affidare il ruolo di fil rouge.

Il suo documentario si configura come una raccolta di scene non collegate tra loro se non per il fatto di svolgersi all’interno dello stesso luogo: l’ospedale. Diventa così l’unico film che si colloca all’interno di una struttura sanitaria mostrando dalle più diverse angolazioni il rapporto tra medici ed infermieri e pazienti. L’unico in grado di cercare di sopperire all’isolamento (anche per lunghi periodi) delle persone affette dal virus.

La telecamera diviene quasi invisibile nel seguire l’attività degli operatori sanitari, sia nelle riunioni che nei momenti di elevata tensione. Spesso sono i vetri delle finestre a costituire una barriera al di là della quale si trova chi soffre e dall’altra parte chi cerca, con una parola o un suggerimento, di alleviare la sua sofferenza.

Aiello e il suo operatore assumono il ruolo di testimoni in un percorso che nessuna sceneggiatura poteva stabilire a priori perché a dettarne le sequenze era il nemico da combattere: il virus. Lo fanno con lucidità ma anche con partecipazione.

Recensione by Giancarlo Zappoli (MyMovies)

EVENT BONUS

Prima del film sarà proiettato il corto “Whitexploitation” di Riccardo Menicatti e Bruno Ugioli

In collaborazione con l’Associazione FUORI CAMPO.

 


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QUERIDO FIDEL

Regia di Viviana Calò – 2021

Un film con

  • Gianfelice Imparato
  • Alessandra Borgia
  • Marco Mario De Notaris
  • Marcella Spina

UNA COMMEDIA ORIGINALE E BEN DOCUMENTATA SU UN UOMO BUONO ANCORATO AD UN PASSATO CHE NON TORNERÀ

Emidio Tagliavini è il figlio di un emigrato napoletano morto a Cuba lottando per la rivoluzione castrista. Ora lui, in sua memoria , ne perpetua il ricordo imponendo a moglie, figlia e nipote il culto rivoluzionario. Scrive inoltre ogni mese a Fidel Castro ricevendone regolare e partecipe risposta. Il mondo però sta cambiando ed Emidio scorge ovunque i segni di un decadimento che renderà sempre più difficile la sua lotta in favore del comunismo.

Viviana Calò esordisce alla direzione di un lungometraggio scrivendo anche una sceneggiatura così ricca di elementi filologicamente corretti e puntuali da far comprendere a chi non lo avesse ancora fatto che anche per scrivere una commedia è necessario documentarsi accuratamente.

Per costruire una piccola Cuba non si può essere che a Napoli, con i suoi umori e la sua vitalità. Ma per raccontare di un uomo che si è chiuso nella venerazione di un mito senza volerne fare un dramma psicologico è necessario descrivere, con brevi ma precisi tocchi, ciò che lo circonda. Gorbaciov, la fine della guerra fredda, il non proprio indolore passaggio dal Partito Comunista Italiano al Partito Democratico della Sinistra.

La vicenda di Emidio, contestualizzata nel 1991, assume così dei contorni definiti su cui è possibile inserire una vicenda il cui protagonista rimanda a personaggi del teatro del ‘900. Perché, grazie alla sempre inappuntabile interpretazione di quell’attore di qualità che è Gianfelice Imparato, Emidio non scade mai nella macchietta grottesca ma conserva una sua dignità di uomo ricco di ideali che, non solo perché decontestualizzati ma perché ormai purtroppo superati da un mondo che guarda altrove, lo fanno passare per pazzo.

Ha un figlio ragazzo padre spesso portato ad avere storie con fanciulle non adeguate per la linea del partito e una nipote che invece vi aderisce al punto di andare a scuola vestita da giovane pioniera castrista e di cantare in classe “Comandante Che Guevara” nel giorno del compleanno del combattente cubano.

Il personaggio forse meno in rilievo ma perché più determinante finisce con l’essere quello della moglie, capace di assecondarlo ma anche di tenerlo a freno. In un contesto di commedie italiane in cui a prevalere sono spesso i rapporti sentimentali un tocco di originalità come quello offerto da Calò è più che benvenuto.

* Recensione by Giancarlo Zappoli (MyMovies)

EVENT BONUS

Prima del film sarà proiettato il corto “Cadde la notte su di me” di Riccardo Menicatti e Bruno Ugioli 

in collaborazione con l’Associazione FUORI CAMPO.

 


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STAR STUFF

Regia di Milad Tangshir. 2019

Un film con

  • Gaspar Galaz
  • Fernando Salgado
  • Emilio Molinari
  • Betty Anza

UN DOCUMENTARIO DALL’APPROCCIO COSMICO

Cile, Sud Africa, Isola Canarie. Tre diversi continenti, tre villaggi, tre comunità antichissime e tre osservatori astronomici.

Un viaggio alla scoperta delle modalità con cui l’uomo può guardare il cosmo attraverso l’osservazione, la ricerca, la scienza ma anche la passione e il sogno di ricollocarsi nell’universo.

EVENT BONUS

Prima del film sarà proiettato il corto “Terapia agile” di Bruno Ugioli.

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SPIN TIME – CHE FATICA LA DEMOCRAZIA!

Regia di Sabina Guzzanti Genere Documentario, 2021

DOC PARTECIPATIVO CALATO IN UN MODELLO DI COABITAZIONE: UN MANIFESTO INDIPENDENTE DI IDEALI LIBERTARI.

In un palazzo nel centro di Roma, quartiere Esquilino, dal 2013 si realizza ogni giorno un complicato ed esemplare esperimento sociale: nei sette piani e diciassettemila metri quadrati di uno stabile occupato, in precedenza adibito a uffici statali, poi di proprietà di un fondo immobiliare, convivono centottanta nuclei familiari di venticinque nazionalità diverse: rifugiati politici, singoli indigenti, persone che per vari motivi si ritrovano senza casa. Questo autonominatosi “cantiere di rigenerazione urbana” ha due anime non sempre complementari: la parte superiore ospita gli alloggi, i cui occupanti si autoregolamentano attraverso turni di servizi comuni (pulizia, manutenzione, sicurezza) e riunioni a frequenza settimanale.

Coordina l’associazione occupante Action, presieduta da Andrea “Tarzan” Alzetta, ex consigliere comunale di Roma e storico esponente della sinistra impegnato nella lotta per la casa.Nei piani sotterranei sta lo spazio socioculturale Spin Time Labs, diretto da Paolo Perrini. Sede di attività formative (corsi professionali e culturali, l’auditorium con orchestra, laboratori di teatro, una palestra, la redazione del giornale “Scomodo”) e di altri appuntamenti più noti alla città e controversi, come le performance queer o le serate di musica elettronica.

Corsi ed eventi che permettono all’associazione di fare cassa ma creano conflitto col vicinato e con chi, da fuori, protesta e reclama condizioni di legalità.Le immagini dello stabile, abbandonato dal 2010 e occupato dal 12 ottobre 2013, sono rimbalzate anche oltre le cronache nazionali quando, a maggio del 2019, il cardinale polacco Konrad Krajewski, tesoriere di Papa Bergoglio e dotato di immunità diplomatica, è intervenuto personalmente a ripristinare la fornitura di energia elettrica, sospesa per bollette non pagate. Ad avvisarlo della situazione, Adriana Domenici, laica consacrata che interagisce coi responsabili dello spazio sociale, facendo da tramite con le associazioni cattoliche.

Grazie alla libertà della produzione indipendente, a una troupe leggera, e soprattutto al rapporto di fiducia con Andrea Alzetta (entrambi sono stati tra gli imputati, infine assolti nel 2021 dopo nove anni, per l’occupazione dell’ex Cinema Palazzo), Sabina Guzzanti porta la sua macchina da presa nell’edificio simbolo romano dell’esproprio come alternativa all’assenza di decisioni politiche, realtà incandescente, ricca di spunti narrativi.

Una coabitazione-mondo che si fa osservatorio d’eccezione per illuminare e far esplodere molte contraddizioni del presente: oltre all’atavico problema degli alloggi (“il diritto alla casa è sacrosanto”, si legge sullo striscione all’entrata), la precarietà abitativa e lavorativa date come realtà di fatto, emergenze sociali rispetto alle quali luoghi come Spin Labs indicano una soluzione, per quanto auspicabilmente transitoria, e non vergogne da nascondere, o peggio, boicottare.

Allargando lo sguardo, il diritto a un’esistenza dignitosa che comprende possibilità di cultura, lavoro e salute ed è strettamente connesso alla complessa legislazione che coinvolge gli stranieri in Italia, compreso il piano casa Renzi – Lupi (non citato direttamente dal film ma evocato dall’episodio della fornitura di servizi basilari).

* Recensione by Raffaella Giancristofaro (MyMovies)

EVENT BONUS

Prima del film sarà proiettato il corto “Whitexploitation” di Riccardo Menicatti e Bruno Ugioli

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